Sento parlare spesso di edifici nZEB (nearly Zero Energy Building, edifici a energia quasi zero) e meno spesso di edifici NZEB (net-zero energy building, edifici a bilancio energetico zero). Che differenza c’è tra le due sigle? Quanti ne conoscono il vero significato? Quali progetti rispettano davvero questi requisiti? E che cos’è la net-positive architecture?
La prossima sfida del nostro studio non è più soltanto realizzare edifici passivi, vicini al consumo zero di energia (gli edifici nZEB), ma progettare edifici con i requisiti della net-positive architecture: in pratica, edifici capaci di produrre più energia di quanta ne consumano. Paradossalmente, anche ristrutturando edifici già passivi o quasi passivi. Lo scrivo in modo provocatorio perché ancora oggi il mercato immobiliare è molto in ritardo rispetto alle ultime tendenze dell’architettura bioecologica e sostenibile, e in Italia gli esempi virtuosi sono ancora pochissimi.
L’esempio della Powerhouse Telemark
In Europa, e più precisamente in Norvegia, nascerà nella cittadina di Porsgrunn un edificio destinato a ridefinire gli scenari dell’architettura green: la Powerhouse Telemark, progettata dallo studio Snøhetta. Non è il primo esperimento di questo genere al mondo, ma è certamente il più a nord, con un clima molto rigido e pochissima luce solare diretta.
La sfida è ambiziosa sia dal punto di vista tecnico sia da quello economico, e la sua realizzazione potrebbe diventare una pietra miliare di questa nuova tendenza. L’edificio ha una particolare forma a diamante, che sfrutta al massimo la luce naturale per illuminare gli interni e permette ai moduli fotovoltaici di captare al meglio la radiazione solare. L’alto grado di sostenibilità è garantito anche dall’uso di materiali rinnovabili e di recupero.
L’energia prodotta coprirà completamente il fabbisogno dell’edificio: circa 6.500 metri quadrati su 11 piani, con uffici e spazi aperti al pubblico, il cui completamento è previsto per il 2019. La Powerhouse Telemark vuole dimostrare anche la sostenibilità economica di questi progetti: il costo di realizzazione, pari a 17 milioni di dollari, sarà interamente ripagato dall’energia prodotta in eccesso nell’arco di vita dell’edificio, stimato in 60 anni.
Aggiornamento: la Powerhouse Telemark è stata completata nel 2020 (Domus).
Migliorare e superare gli edifici nZEB
Il concetto di edificio a impatto zero, cioè autosufficiente dal punto di vista energetico, è ormai acquisito e sempre più applicato. La net-positive architecture va oltre: punta a edifici verdi, ad altissima efficienza e ben integrati nell’ambiente urbano o naturale, tanto da avere un vero «impatto positivo». Sono progettati non solo per ridurre al minimo i consumi, ma per produrre più energia di quanta ne usano nell’intero ciclo di vita, restituendo alla comunità quella in eccesso.
La net-positive architecture avrà un ruolo fondamentale nei prossimi decenni, quando la sfida del risparmio energetico si farà sempre più pressante. Oggi nel mondo gli edifici pubblici e le case private certificati a impatto positivo sono alcune centinaia, e ognuno di essi è un laboratorio di soluzioni che potranno poi essere applicate su larga scala.



